Spoleto FestivalArt 2012 Stampa

 

Mario ha ricevuto il premio internazionale SpoletoFestivalArt 2012

paesaggio

Palazzo ancaiani

Spoleto: palazzo Ancaiani, sede della manifestazione

Sala

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La giuria del premio nella sala del Centro Italiano di Studi sull'Alto Medioevo

Mario

L'organizzatore del premio il Professor Luca Filipponi Il prestigioso premio: una statua dello scultore Johannes Genemans, collocata a casa di Mario

premiazione

 

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Mario riceve il premio dalla "sua" madrina giornalista-gallerista Sonia Terzino

 

Nota critica di Sonia Terzino

Tra luci ed ombre la Marilyn di Mario Testa

Marilyn

A cinquant’anni dalla morte del mito mai cancellato di Marilyn Monroe, all’anagrafe Norma Jane Baker, molti i creativi che hanno voluto renderle omaggio ricordandola avvolta in quella luce di magia, bellezza e sensualità che la renderanno indimenticabile.

“Marilyn forever” questo il titolo dell’opera con cui il poliedrico artista romano Mario Francesco Testa ha deciso di partecipare al premio dello Spoleto Arte Festival.

Una lunga e gloriosa carriera, quella di Testa, che lo vede pittore, poeta, cantante, regista, molte da lui le collaborazioni svolte per radio Rai e tanti i programmi che ha curato e realizzato come autore e attore sia per la televisione che per la Radio. Quest’anno Testa è stato selezionata da Arte Mondadori tra gli artisti rivelazione del 2012. Sue opere saranno pubblicate nel catalogo, edito dalla famosa casa editrice milanese, che uscirà nel mese di dicembre, tra queste naturalmente è stata inserita Marilyn.

Mario, dotato di una grande capacità pittorica, infonde nei suoi quadri un flatus di ancestrale poesia.

Ma è la bellezza colta in tutte le sue mille sfumature, che sia il volto di una diva oppure un paesaggio, una natura morta, che muovono la mano dell’artista. Una pittura aulica, colta, che parte dal classicismo per approdare alle innovazioni e contaminazioni tecnologiche del terzo millennio.

Mario ha voluto ritrarre una Marilyn felice, inedita, avvolta da una bellezza eternamente bambina, che approda alla sensualità di una donna dal fascino magnetico. Troviamo in quest’opera i tratti dei grandi maestri del rinascimento italiano, tornano alla mente la Venere e la Primavera del Botticelli,

dove alla perfezione della forma si unisce la linearità e profondità del colore. E come nei grandi maestri del passato tutto sulla tela è in un perfetto equilibrio dal quale scaturisce una dolce armonia.

E’ la donna, colta nella sua fragilità, potenza, seduttività, orgoglio, forza, è la femmina amante, figlia, moglie, mamma quella che Testa ha voluto ritrarre, non la Diva macinata dal falso mondo della celluloide hollywoodiana. E’ quell’eterno dualismo che Mario vuole mettere in evidenza tra la Diva e la creatura fragile, tra l’attrice coronata di lustrini e paillettes e l’abisso infernale da cui neanche il successo può a volte salvare.  Per la prima volta troviamo un artista che riesce in maniera introspettiva a regalare al mondo il volto più vero di una donna che ha vissuto tutta la sua esistenza perennemente in bilico tra successi e sconfitte, tra dolori e grandi amori.

Non la figura statica di Warol, la Marilyn di Testa è in perenne movimento, come se la vita fosse ancora in un continuo divenire e questo è dato da quella leggera brezza che sembra scompigliare i suoi biondi capelli, ed in primo piano una bella bocca che accenna un sorriso, senza malizia, un’apertura solare al mondo ed alla vita.

E’ la sensibilità il tratto distintivo del valente artista romano, che ha saputo scrutare fino in fondo all’interno di un animo in perenne tormento, ma che comunque ha voluto trovare anche quel filo magico che esiste all’interno di ogni creatura, che non è solo la bellezza del corpo, della carne, ma è l’anima e sicuramente quella di Norma Jane non è stata mai intaccata dalle brutture della vita.

Con colori e pennelli Mario ha saputo raccontarci tutto questo con l’animo nobile che solo i grandi artisti posseggono, lontano da false mode di potere e da un buonismo perbenista e di maniera.